Compiti a casa per tutti anche dopo che la Bce userà il bazooka

La Banca centrale europea interverrà in maniera ancora più decisa di quanto fatto finora, come ha lasciato intendere la scorsa settimana il presidente Mario Draghi, e tutto ciò calmerà i mercati ma non equivarrà “alla chiusura dei giochi” nella crisi dell’Eurozona. Anche perché la vera rivoluzione messa in campo dall’attuale presidente dell’Eurotower, spiega in una conversazione con il Foglio l’economista Charles Wyplosz, è strategica prim’ancora che tattica: “Più che alle singole misure della Bce, i governi ora devono adeguarsi al nuovo tipo di ‘condizionalità’ proposto dal presidente della Banca centrale”.
28 LUG 12
Ultimo aggiornamento: 18:05 | 20 AGO 20
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La Banca centrale europea interverrà in maniera ancora più decisa di quanto fatto finora, come ha lasciato intendere la scorsa settimana il presidente Mario Draghi, e tutto ciò calmerà i mercati ma non equivarrà “alla chiusura dei giochi” nella crisi dell’Eurozona. Anche perché la vera rivoluzione messa in campo dall’attuale presidente dell’Eurotower, spiega in una conversazione con il Foglio l’economista Charles Wyplosz, è strategica prim’ancora che tattica: “Più che alle singole misure della Bce, i governi ora devono adeguarsi al nuovo tipo di ‘condizionalità’ proposto dal presidente della Banca centrale”. Andiamo per ordine: com’è possibile che ora proprio Wyplosz, professore del Graduate Institute di Ginevra, tra i primi in Europa a sostenere con studi scientifici ed articoli divulgativi sui maggiori quotidiani mondiali la necessità di un intervento massiccio della Bce a sostegno dei debiti sovrani dell’Eurozona, proprio lui dica che nemmeno Draghi può aggiustare le cose? “La Bce può soccorrere l’Eurozona e la crisi attuale non finirà fino a quando Francoforte non agirà come prestatore di ultima istanza. Può farlo garantendo i debiti pubblici o mettendo un tetto massimo ai rendimenti sui titoli – precisa il direttore del Centre for Money and Banking studies – ma la Bce non può riparare i problemi strutturali di questa Unione, solo i governi possono farlo”.
Perciò, mentre tutti ora festeggiano la volontà di Draghi (non ancora esplicitata con precisione, a dire il vero) di imbracciare il bazooka e sostenere in maniera non convenzionale l’Eurozona, Wyplosz si porta avanti con l’analisi ed elenca “tre passi” che toccherà ai governi compiere una volta che la Bce avrà fatto guadagnare altro tempo alla moneta unica. “Mentre i debiti sovrani saranno temporaneamente protetti dagli eccessi speculativi, i prezzi dei titoli si stabilizzeranno e a questo punto le banche private dovrebbero dare conto delle perdite in cui sono incorse in questa fase di acquisti smodati”. La spiegazione è la seguente: “Se una banca tedesca ha nel portafoglio titoli spagnoli che aveva acquistato – mettiamo – a 100 euro, già oggi non riuscirebbe a rivenderli a quel valore. Se l’istituto dovesse rispettare sani principi di contabilità, dovrebbe riconoscere perdite implicite”. E così dovrebbero fare tutte quelle banche in giro per l’Europa che hanno in pancia fette di debito spagnolo, greco, irlandese, portoghese, etc.
Così però – riconosce lo stesso Wyplosz – si rischia di rientrare nel solito circolo vizioso, con i governi chiamati a soccorrere gli istituti con i soldi pubblici: “Qui interviene il secondo compito delle cancellerie. Infatti la Bce dovrà continuare a operare da prestatore di ultima istanza delle banche, come già ha fatto soprattutto con le operazioni di rifinanziamento a lungo termine, mentre gli stati in cambio delegheranno a Francoforte il potere di supervisione sul settore del credito”. Non sarà una passeggiata, visto che alcune banche dovranno fallire, e infatti l’economista osserva che dal Consiglio Ue del 28-29 giugno è emersa la volontà di accentrare i poteri di controllo nelle mani di Draghi, ma non ancora – perlomeno in maniera esplicita – la cosiddetta “resolution authority”, cioè la possibilità di smantellare in maniera ordinata gli istituti di credito che non ce la farebbero a continuare sulle loro gambe. “Eppure nel rapporto sulla supervisione finanziaria del gruppo de Larosière (voluto dalla Commissione nel 2009, ndr) i meccanismi di risoluzione erano previsti”.
La necessaria ristrutturazione dei debiti
Infine alcuni stati dell’Ue dovranno muoversi in una direzione finora considerata tabù: la ristrutturazione parziale dei debiti sovrani. Wyplosz nella lista dei paesi potenzialmente interessati inserisce il Portogallo e l’Irlanda, già destinatari di un piano di salvataggio della Troika (Bce, Ue, Fmi), poi la Spagna, ma anche l’Italia: “Da dieci anni a questa parte i governi del vostro paese si vantano di aver interrotto l’aumento del debito pubblico. Ma da un’altra prospettiva posso dire che in dieci anni il debito pubblico non è mai diminuito. Ciò ha frenato la crescita. Non ha senso continuare così – chiosa Wyplosz – tornare allo sviluppo è più vitale di quanto non sia servire gli interessi su tutto questo debito”. E quel che Wyplosz pensa è che anche i mercati ragionino in questi termini. Cosa fare, dunque? “Avviare una trattativa con i creditori. Sarà dura, ma nell’ultimo secolo, nella storia dell’economia mondiale, c’è stata in media una ristrutturazione l’anno”. Come dire che non sarà la fine del mondo.
Tutti questi “compiti a casa”, però, sarà possibile svolgerli soltanto quando saranno placate le turbolenze attuali. E quindi si torna al ruolo della Bce. Ma ieri la Bundesbank, azionista di maggioranza dell’Istituto di Francoforte, ha fatto intendere di opporsi ancora all’acquisto centralizzato di titoli di stato come arma per stabilizzare i rendimenti. “Poi però è intervenuto il governo tedesco – osserva Wyplosz – su posizioni più vicine a quelle di Draghi. Non a caso la formula usata dal ministro delle Finanze di Berlino, Wolfgang Schäuble, è la stessa del governatore italiano: ‘Occorre fare tutto quello che serve per salvare l’euro’”.
Lo studioso nota a questo punto la vera “rupture” praticata da Draghi: “La Bce di Jean-Claude Trichet, così come la Germania di Merkel, fino al 2011 avevano sempre posto misure di austerity fiscale come unica condizione per intervenire in soccorso degli stati in difficoltà. Draghi ha cambiato strategia”. Ora lo scambio è “più istituzioni europee e maggiore integrazione comunitaria in cambio di aiuti”. Lo schema si è già ripetuto “tre volte”: “A novembre Draghi propone il Fiscal compact in cambio di una prima ondata di liquidità, e dopo sei settimane gli stati si accordano sul Fiscal compact. A giugno la Bce fa capire che continuerà a sostenere le banche solo se a Francoforte sarà demandata la supervisione sugli istituti di credito. Detto fatto: gli stati nazionali, Germania inclusa, al Consiglio di giugno hanno messo in cantiere anche questa riforma. Ora Draghi, per imbracciare il bazooka e intervenire sul mercato dei debiti, ha chiesto sostegno politico esplicito. Merkel, che finora si era opposta a questa precisa scelta, sta preparando il terreno politico in Germania”. E così si spiegano le schermaglie di ieri con i potentissimi falchi della Buba.